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  •  WELFARE
     08/11/2011
    Tagli al welfare, un libro nero sul Governo italiano
    Presentato il dossier che boccia le manovre nell’ambito sociale. Azzerato il fondo per la non autosufficienza
    
Tagli al welfare, un libro nero sul Governo italiano

    'Il libro nero sul welfare italiano'. Il libro che documenta dati ed informazioni, che analizza nel dettaglio i tagli al sociale e alla sanità previsti nella legge di stabilità e nelle manovre correttive del 2011, che valuta gli impatti dei tagli sugli enti locali e i servizi ai cittadini, oltre ad esaminare nel dettaglio la delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale. Il dossier, in pratica, boccia il Governo Italiano almeno per quel che riguarda le manovre finanziarie messe in campo per uscire dalla crisi. Il documento, nato in seno al mondo del non profit, è stato presentato lo scorso 3 novembre al Senato da Pietro Barbieri, della campagna 'I diritti alzano la voce', e da Giulio Marcon, portavoce della campagna 'Sbilanciamoci'!

    “Le condizioni del paese sono gravissime – è scritto nell'introduzione - . Dall'inizio della crisi oltre 800mila persone hanno perso il posto di lavoro. Di questi, la metà sono lavoratori precari e sotto qualificati, giovani, migranti e donne. Il potere d'acquisto dei redditi è tornato ai livelli del 2001. Un giovane su tre è disoccupato, nel Mezzogiorno uno su due. A causa dei tagli agli enti locali e alle regioni, alla sanità, alle politiche sociali, milioni di italiani rimarranno privi di adeguati servizi sociali o dovranno pagare maggiori tariffe per poterne usufruire”. Inoltre, nel Dossier sono riportati altri dati inquietanti che potrebbero affossare il sistema del welfare. Tra il 2007 e il 2013, infatti, si prevede una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali da 1.594 a 144 milioni di euro. Il fondo più importante, quello per le Politiche sociali, passerebbe da 1 miliardo a 45 milioni di euro. Il fondo Politiche per la famiglia da 220 milioni a 31. Azzerati il fondo per la non autosufficienza e quello per l'inclusione degli immigrati. Il fondo per le politiche giovanili verrebbe ridotto dai 130 milioni del 2007 agli 11 previsti per il 2013. Il fondo per le pari opportunità da 50 a 17 milioni. Anche il Fondo per l'Infanzia e l'Adolescenza perde qualcosa, passando da 44 a 40 milioni.

    "Annichilire le politiche sociali in Italia, come sta facendo il Governo da tempo, non ci farà uscire dalla crisi, ma aggraverà la situazione della nostra economia - sostengono le organizzazioni promotrici - . I provvedimenti adottati sono stati socialmente iniqui, colpendo le classi a basso e medio reddito e non toccando i privilegi e le ricchezze, puramente di facciata per quanto riguarda il rilancio dell'economia, pesantissimi nel campo delle politiche sociali, lasciando così il paese ancora più indifeso ed esposto alla crisi".

    Oltre a fotografare la situazione, il dossier presenta anche una serie di proposte come: l'aumento della dotazione dei fondi nazionali per le politiche sociali; l'introduzione del Reddito minimo di inserimento (2miliardi di euro); lo stanziamento di un miliardo di euro per l'avvio di almeno 3.000 asili nido nel 2012; l'istituzione di un fondo di 800milioni di euro per garantire un'indennità di disoccupazione ai lavoratori precari; lo stanziamento di 200milioni per il sostegno sociale all'affitto per i meno abbienti e di 300milioni aggiuntivi per il canone agevolato; l'innalzamento dai 113 milioni di euro del 2011 (erano 266 nel 2008) a 300milioni lo stanziamento per il servizio civile, permettendo così a 50mila giovani di poter fare quest'esperienza.

    Ma in che modo finanziare le proposte presentate? “Attraverso una tassa patrimoniale, una revisione della tassazione sulle rendite finanziarie e molto altro. Il Governo ha fallito - concludono Barbieri e Marcon - Siamo convinti che questa crisi può essere un'occasione straordinaria per rivedere i nostri modelli economici e culturali e modificare gli stili di vita, mettendo finalmente da parte le teorie che hanno causato il disastro in cui siamo oggi. Chiediamo alle forze sociali ed economiche di unirsi in questa azione di cambiamento fondata sulla riconversione ecologica dell'economia, i beni comuni materiali e immateriali, le pratiche innovative di rigenerazione urbana che rilancerebbe l'economia e produrrebbe più benessere per tutti".

     









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