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     23/11/2017
    Centri Antiviolenza, 160 luoghi sparsi per l’Italia per prevenire e contrastare la violenza
    Svolgono un’attività preziosa a sostegno delle donne maltrattate. Le strutture attive anche in Puglia
    Centri Antiviolenza, 160 luoghi sparsi per l’Italia per prevenire e contrastare la violenza

    I Centri Antiviolenza – attivi da oltre vent'anni nel nostro Paese – sono spazi autonomi gestiti da organizzazioni di donne che accolgono donne di tutte le età che hanno subito violenza o che si sentono minacciate e sostengono i singoli percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Lo fanno attraverso l'accoglienza telefonica, i colloqui personali, l'ospitalità in case rifugio. Presenti su tutto il territorio nazionale, svolgono un'attività preziosa a sostegno delle donne maltrattate, lavorando anche a livello di formazione, prevenzione e sensibilizzazione culturale. Qui http://comecitrovi.women.it/ è possibile trovare una mappa con tutti i 160 Centri presenti in Italia, da nord a sud: avamposti per difendere le donne in pericolo. La mappa è in continua aggiornamento ed è possibile entrare a far parte della rete.

     

    Ogni centro promuove interventi di prevenzione, formazione e sensibilizzazione intervenendo attivamente per il cambiamento della cultura e delle convenzioni sociali che sono alla base della violenza maschile contro le donne. "Il nostro obiettivo principale – ha detto Lella Palladino, presidente dell'associazione nazionale D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) - è attivare processi di trasformazione culturale e intervenire sulle dinamiche strutturali da cui origina la violenza maschile sulle donne. Garantiamo alle donne che si rivolgono a noi riservatezza e anonimato e offriamo ascolto, accoglienza, supporto psicologico individuale o in gruppo, anche tramite gruppi di auto-mutuo aiuto, consulenza legale, supporto ai minori vittime di violenza assistita, orientamento al lavoro e all'autonomia abitativa".

     

    Le donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza sono donne di ogni tipo e provenienza socioculturale, sia nate in Italia sia migranti, di tutte le età con o senza figli. "Questo – prosegue Palladino - conferma ancora una volta la trasversalità del fenomeno. Le donne arrivano ai Centri spontaneamente o su invio del 1522 – il numero governativo contro la violenza di genere – della rete territoriale dei servizi socio-sanitari o delle forze dell'ordine. Alla nostra rete si rivolgono più di 16.000 donne l'anno, ma non è facile disporre di dati esaustivi e realmente rappresentativi. Nel nostro Paese bisogna lavorare ancora molto, soprattutto a livello istituzionale, per sensibilizzare sul tema della violenza maschile contro le donne. Da una parte, negli ultimi anni, si è finalmente rotto il silenzio che ha negato per lungo tempo l'esistenza di questo problema strutturale nella nostra società. Nonostante tutto, però, la narrazione della violenza è ancora permeata da distorsioni e strumentalizzazioni".









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