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     08/03/2018
    8 marzo, 121 donne uccise nel 2017. L’importanza di chiedere subito aiuto
    Secondo i dati diffusi da Poliziamoderna nel 46% dei casi ad uccidere è il partner
    8 marzo, 121 donne uccise nel 2017. L’importanza di chiedere subito aiuto

    Negli ultimi dieci anni gli omicidi delle donne sono calati del 20%, passando da 150 a 121. Ma l'incidenza delle vittime di genere femminile sul numero totale degli omicidi è aumentata di ben dieci punti dal 2007 ad oggi: dal 24% del totale al 34%. E' solo uno dei dati contenuti nello speciale che 'Poliziamoderna', la rivista della Polizia, pubblica in occasione dell'8 marzo. Nel 46% dei casi ad uccidere è il partner e la stragrande maggioranza degli omicidi, l'81%, avviene nelle mura domestiche. Per quanto riguarda lo stalking, invece, nel 2017 la percentuale di incidenza di vittime di sesso femminile è stata del 73,52% mentre era del 77% nel 2014. Il 76% degli stalker è un ex partner. Dato in controtendenza quello delle violenze sessuali. Nell'ultimo biennio si è assistito ad un incremento del 5% (da 4mila del 2015 a 4.261 del 2017). La maggior parte avviene in strada o in auto (54%) ma vi è anche un 2% che vengono commesse a scuola o in luoghi di culto. Gli autori sono nel 60% dei casi italiani.

     

    Anche per questo, l'avvocato penalista Rita Mone, dell'Associazione Differenza Donna, organizzazione che gestisce alcuni Centri Antiviolenza a Roma e fuori, intervistata dall'Ansa, rileva che una donna vittima di violenza "deve chiamare subito il 1522, il numero verde nazionale antiviolenza . Qui troverà la voce di una persona specializzata che le darà il recapito del centro antiviolenza più vicino alla sua abitazione". I Centri Antiviolenza e la case rifugio sono dei presidi sparsi sul territorio, dove si incontrano le specializzazioni di varie figure professionali che collaborano perché la donna possa emanciparsi dalla violenza. Molte volte le donne qui trovano per la prima volta nella vita una persona che le riesce a capire e questa persona è l'operatrice, spiegano nel centro. "Abbiamo in mano - spiega l'avvocato Mone - tutti gli strumenti per fronteggiare la violenza di genere. Quello che noi dobbiamo pretendere è la specializzazione degli operatori che entrano in contatto con le vittime di violenza. Accade troppo spesso invece che vengono sottovalutati i rischi che corrono le donne, anche se questi rischi vengono portati a conoscenza delle autorità competenti. Noi non possiamo più accettare che il destino di una donna vittima di violenza dipenda dalle persone che incontra sul suo cammino".

     









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