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     16/07/2018
    ’IN CAMPO Senza caporale’, aziende e migranti contro il caporalato
    Ha preso il via il progetto promosso dall’associazione Terra! che si svilupperà in Capitanata
    ’IN CAMPO Senza caporale’, aziende e migranti contro il caporalato

    Ha preso il via nei giorni scorsi 'IN CAMPO! Senza caporale', un nuovo progetto di inclusione sociale attraverso l'agricoltura avviato dall'associazione Terra! in una zona della Puglia, la Capitanata, fortemente esposta a fenomeni di caporalato e sfruttamento del lavoro bracciantile. L'obiettivo è creare un network di aziende sostenibili capaci di accogliere alcuni lavoratori migranti finora confinati nei ghetti e sviluppare insieme filiere trasparenti di produzione, in cui la tutela dell'ambiente e dei diritti siano l'esempio di un nuovo modo di produrre, virtuoso e legale. Attraverso lo stanziamento di borse lavoro retribuite, i lavoratori stranieri saranno inseriti per 10 mesi all'interno di alcune aziende biologiche selezionate nella zona di Cerignola: tra queste, le cooperative sociali Altereco e Pietra di Scarto, che operano su beni confiscati alla mafia.

     

    Durante il tirocinio, i partecipanti saranno supportati da un gruppo di docenti selezionati da Terra! che – in aula e sul campo – offriranno loro un percorso di formazione professionale in ambito agricolo (dalla produzione in biologico alla commercializzazione dei prodotti), nonché approfondimenti sulla legislazione vigente in termini di contratti di lavoro e permessi di soggiorno. In questo percorso datori di lavoro e lavoratori studieranno e realizzeranno insieme un prodotto etico e trasparente i cui proventi saranno reinvestiti per garantire la continuità del rapporto lavorativo al termine del tirocinio. Al fine di garantire un ulteriore sostegno nel percorso di integrazione e autonomia lavorativa, i lavoratori alloggeranno all'interno del contesto urbano di Cerignola in una soluzione abitativa consona. 

     

    Il progetto nasce dall'esperienza maturata in questi anni da Terra! con inchieste e campagne sulle filiere alimentari e il caporalato. In particolare, la Campagna #FilieraSporca ha evidenziato gli elementi disfunzionali di alcune produzioni simbolo del Made in Italy, ricostruendo il percorso dei prodotti dal campo allo scaffale del supermercato per poi spingere la politica e le aziende a incrementare la trasparenza delle filiere. In questo contesto, è opportuno ricordare le condizioni inaccettabili di lavoro che oggi sono sotto gli occhi di tutti resistono grazie a un sistema miope, che comprime i costi del lavoro per poter vendere i prodotti a prezzi scandalosamente bassi. Garantire completa trasparenza nei prezzi e nell'etichettatura può consentire al consumatore di orientare le politiche della grande distribuzione e dell'industria, riducendo fenomeni come il lavoro nero e il caporalato.









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