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  •  CULTURA
     20/07/2018
    Foggia, luglio 1837 – luglio 2018. 181 anni fa la morte di don Antonio Silvestri
    Il prete dei poveri morì di colera. Il Comitato per la Beatificazione chiede la riapertura del pocesso di canonizzazione
    Foggia, luglio 1837 – luglio 2018. 181 anni fa la morte di don Antonio Silvestri

    “Perché non si dimentichi, perché la Città che gli ha dato i natali, non deluda la Città che lo pianse e lo proclamò, vox populi, 'santo', perché la Chiesa si prodighi per la realizzazione del progetto divino disegnato, dalla Divina Provvidenza, su uno dei suoi figli prediletti”. Luglio 1837 – luglio 2018. A 181 anni dalla sua morte il Comitato per la beatificazione del Servo di Dio don Antonio Silvestri e la Confraternita Sant'Eligio di Foggia ricordano quella che definiscono “memoria di una morte annunciata”. Quella di don Antonio Silvestri, il sacerdote foggiano, vissuto in odore di santità a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento, promotore e protagonista di innumerevoli opere di carità e di solidarietà a favore dei foggiani, ha realizzato nel periodo compreso tra il 1773 ed il 1837.

     

    Perché don Antonio Silvestri ha dato la sua vita per le persone di cui si prendeva cura. Poveri, prostitute, anziane, sbandati di quel periodo. Fino a morire di colera. Ed è proprio questo passaggio delal sua vita che mira a ricordare il Comitato. “E' il 1836. La domenica del 25 settembre arrivano all'Intendente di Foggia Santangelo delle brutte notizie. La popolazione è in allarme, le persone escono per le strade gridando: 'Nel comune di Rodi Garganico, nel Comune di Ischitella si è diffuso il morbo del colera'. Il Dottore Vincenzo Raho, don Bartolomeo Baculo e don Melchiade della Monaca lo hanno confermato. E' il 14 luglio del 1837 quando il terribile morbo si diffonde anche a Foggia. Si contano i morti: sono già 8 i morti, sono diventati 12 i morti, sono 15 i morti. Una vecchietta, colpita dal colera, giunta in fin di vita, chiese di essere confessata dal suo don Antonio Silvestri”.

     

    Fu a quel punto che don Antonio Silvestri presagì la sua sorte: 'Morirò di colera'. E così fu. “La voce disperata correva di casa in casa – ricorda il Comitato - . “Disgrazia, don Antonio è stato colpito dal morbo del colera, è in fin di vita. I medici gli ordinarono i bagni, ma, fu impossibile attingere l'acqua dal pozzo, scavato nel cortile del Conservatorio del Buon Consiglio, fatto costruire dal prete dei poveri. Incomprensibilmente non dava più acqua. Un segno premonitore. La notizia si diffuse tra la popolazione: 'Il pozzo non dà più acqua, il secchio viene su sempre vuoto, disgrazia! Disgrazia!' E' il 19 luglio. Alle ore 17, nella chiesa di Sant'Eligio, il notaio Saverio Altamura riceve le volontà testamentarie del moribondo. 20 luglio 1837, è confermato, il sacerdote dall'abito lercio e dagli scarponi chiodati, dalla mano sempre protesa a chiedere per dare, il 'generale' dei poveri, è morto”.

     

    La notizia si diffonde in tutti i vicoli, nelle vie, e nelle campagne della città. “E' nella sacrestia della Chiesa di Sant'Eligio che il pio sacerdote è steso su di un lettino pagliericcio. Confortato da nove frati cappuccini, in uno estasiato sorriso, cessò di vivere. Fu un accorrere da ogni angolo della città, da una via all'altra, da un vico all'altro, da una campagna all'altra si gridava: 'Don Antonio è morto'. Il Villani, noto cronista del tempo, profondamente commosso, in uno slancio impetuoso, cosi' scrive: 'L'esemplare ecclesiastico, che ha dato bastante prova di sue virtù nel ramo di suo ufficio, è pianto generalmente da tutta la popolazione di Foggia. Al passaggio delle sante spoglie, le sue suore piansero teneramente e, salite sul belvedere del Conservatorio, e non potendo reggere a tanto dolore, proruppero nel più profondo pianto. Ad esse poi si unirono il pianto e le strazianti grida della popolazione accorsa'.

     

    Don Antonio Silvestri, privo di ogni sostentamento economico, ha realizzato iniziative di grande valore sociale e di straordinaria pietà caritatevole, in un contesto storico, economico e religioso assai difficile, dominato dalle conseguenze della rivoluzione Francese e dalle disposizioni Murattiane contro la Chiesa. Uno spaccato molto interessante della storia del nostro territorio, che merita di essere conosciuto, come patrimonio che ha favorito la crescita sociale ed economica della popolazione di quel tempo, lasciando in eredità un impeto di riscatto sociale, e un figlio deputato alla santità per il suo amore al prossimo, che si estese nella nostra Provincia. Anche per questo, il libro ‘Don Antonio Silvestri. Il Prete dei poveri. L'elogio delle virtù' scritto da Roberto Papa e pubblicato da edizioni fogliodivia ha l'obiettivo di far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, la figura di don Antonio Silverstri ed il suo impegno in favore delle persone più bisognose. Non solo. Ha anche la finalità di riaccendere e sostenere il processo di canonizzazione di don Antonio Silvestri interrotto oramai da tantissimi anni. Perché come don Antonio Silvestri era il prete degli invisibili, degli emarginati, di chi viveva in sofferenza. Vecchiette abbandonate, infermi, poveri, derelitti, prostitute. Riuscì anche a costruire il Conservatorio del Buon Consiglio dove trovarono accoglienza le suore Oblate del Buon Consiglio da lui fondate.

    Emiliano Moccia









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