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     27/09/2018
    La sfida di ’Hopeificio’, quando il sociale diventa fonte di inclusione e di economia
    Proseguono le attività del progetto che coinvolge persone con disabilità psichica nella gestione di uliveti
    La sfida di ’Hopeificio’, quando il sociale diventa fonte di inclusione e di economia

    “La sfida di questo progetto non è rimanere nella segregazione del settore sociale, ma quella creare delle commistioni. La cooperativa Ortovolante, coinvolta nel progetto, punta all’inserimento lavorativo di soggetti in condizioni di svantaggio. Oggi abbiamo provato a rompere il confine tra sociale ed economia, perché di sociale si deve parlare dove si parla di economica e viceversa. Se il nostro progetto camminasse soltanto sulle rotaie dei servizi sociali sarebbe fallimentare, perché la sfida è di uscire fuori dalle problematiche del disagio e contaminare la realtà produttiva. L’obiettivo è di dare a queste persone un’autonomia per avere una vita, per favorire la reale integrazione sociale ed economica. Per questo, speriamo che il nostro progetto entri sempre di più in contatto con le aziende”. E’ così che Carmine Spagnuolo, in occasione dell’incontro del 25 settembre in cui si è parlato ‘Tecniche di controllo biologico della mosca olearia’, ha illustrato le finalità principali del progetto ‘Hopeificio’ di cui è coordinatore.

     

    Del resto, il progetto ‘Hopeificio’ è nato proprio con la finalità di rafforzare l'offerta di servizi rivolti a persone con disabilità psichica, partendo dalla necessità di promuovere attività di formazione che possano trasformarsi in acquisizione di competenze professionali e, eventualmente, in occasioni lavorative. E l'impegno quotidiano, il lavoro, la fatica, il prendersi cura di qualcosa sono gli ingredienti fondamentali per favorire una piena integrazione sociale e per contrastare lo stigma nei confronti di quanti affetti da disagio mentale. Il progetto è promosso dalla cooperativa sociale Medtraining di Foggia, in collaborazione con l'ASP 'Castriota e Corroppoli', e sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD nell'ambito della terza edizione del 'Bando Socio Sanitario'. ‘Hopeificio’ prevede - sui terreni di Chieuti e Serracapriola messi a disposizione dall'Azienda di Servizi alla Persona ‘Castriota e Corroppoli’ - la realizzazione di frantoio per la lavorazione delle olive con un impianto di imbottigliamento-etichettamento dell'olio prodotto e un punto vendita nella logica della filiera corta, prevedendone la commercializzazione anche tramite e-commerce e Gruppi d Acquisto Solidale.

     

    “I beneficiari del progetto – ha aggiunto Giuseppe D'Onofrio, sindaco di Serracapriola - stanno seguendo un corso per acquisire le competenze necessarie alla gestione degli uliveti di proprietà dell’ASP, che erano in stato di abbandono e che sono stai rimessi in produzione. Le olive verranno trasformate in olio extravergine che poi sarà distribuito nelle mense della casa di riposo di Chieuti e nel centro ‘Dopo di Noi’ di Serracapriola”. Il territorio in cui si sviluppa il progetto è quello dell'Alto Tavoliere, area rurale interna con problemi di declino socio-economico. In tale contesto, l'agricoltura sociale seguendo una logica di innovazione sociale, può fornire possibili soluzioni alla crisi dei servizi operando al confine tra agricoltura, servizi socio-sanitari, reti di comunità, offrendo risposte di tipo co-terapeutico, educativo ed inclusivo. Anche per questo, sedici persone con disabilità psichica sono state coinvolte in attività di formazione e alcune di loro saranno assunte da una cooperativa per la gestione del frantoio e di tutte le attività connesse. Per questo, il tema del lavoro abbinato a quello del sociale, con un’attenzione particolare per persone con disagi psichici, diventa fondamentale per favorire una concreta inclusione. “Pensiamo ad un’economia sociale che possa incidere sul territorio e possa generare quel reddito inclusivo che consenta alle persone di sentirsi meno socle e meno escluse” ha concluso Tommaso Pasqua, presidente dell’ASP ‘Castriota e Corroppoli’.

     

    Nel corso dell’incontro, quindi, sono stati gli stessi tirocinanti a spiegare le attività che stanno svolgendo sul controllo biologico della mosca olearia, il temibile parassita che può provocare gravi danni alla coltura dell'olivo. Sono state proprio alcune persone con disabilità psichica, coadiuvate dall’agronomo Francesco Di Lucia, ad illustrare il funzionamento e le potenzialità di questa nuova tecnica di difesa compatibile con il regolamento sull'agricoltura biologica.









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