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     09/09/2019
    ’Il dolce sorriso di Hyso Telharaj’, in Puglia tre giorni di memoria e impegno
    Vent’anni fa il Il giovane albanese fu ucciso nelle campagne del foggiano perché si ribellò ai caporali
    ’Il dolce sorriso di Hyso Telharaj’, in Puglia tre giorni di memoria e impegno

    Hyso Telharaj aveva solo 22 anni quando è stato ucciso nelle campagne del foggiano. Il giovane albanese era venuto in Italia per cercare lavoro. Era un bracciante agricolo che raccoglieva i frutti della terra della Capitanata. Hyso si svegliava ogni giorno che era ancora buio e lavorava senza sosta fino al tramonto, raccogliendo la frutta. I pochi soldi che guadagnava gli erano necessari per campare e per aiutare la famiglia. Non è stato ucciso dalla malattia o piegato dalla fatica come accade a tanti braccianti agricoli: Hyso è stato ucciso dai caporali perché non ha ceduto al loro ricatto. Era l'8 settembre del 1999


    Nel ventennale della sua uccisione Libera promuove, tra Bari e Foggia, tre giorni di memoria e impegno dal titolo “Il dolce sorriso di Hyso Telharaj”. Saranno ospiti di Libera, della comunità pugliese, Suzana e Ajet Telharaj - fratelli di Hyso Telharaj che arriveranno dall'Albania per ricordare il loro fratello. Nella tre giorni incontreranno don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, Anna Lepore, Segretario Generale FLAI CGIL BARI, e Ludovico Vaccaro - Procuratore Capo di Foggia.


    “Hyso Telharaj è stato ucciso per il suo No ai caporali", commenta Daniela Marcone, vicepresidente nazionale Libera. "Era l’8 settembre del 1999. Erano gli anni in cui non si parlava delle mafie di Foggia e ancor meno del danno incalcolabile che i caporali stavano facendo alla nostra terra, gestendo un potere di vita e di morte nei confronti di tante persone che erano invisibili perfino a noi pugliesi. Ecco perché l’uccisione di Hyso l’abbiamo avvertita come uno strappo violento che ci ha spinto a fare di più e la memoria di Hyso l’abbiamo costruita giorno dopo giorno nel nostro impegno in una terra bella ma difficile. Dopo venti anni da quell’8 settembre, vogliamo restituire alla famiglia di Hyso Telharay una storia che ha continuato a camminare, tracciando un solco, non solo in Puglia, ma in tanti luoghi del nostro Paese, dove i volontari di Libera hanno raccontato la scelta di Hyso come riferimento di resilienza e amore, esprimendo il senso di accoglienza e solidarietà che il costruire memoria non può non avere come significato più profondo. Una memoria - conclude Daniela Marcone di Libera - che permette al passato di raccontare il presente, di avvertire che il suo “no” può farci compagnia quando sceglieremo di lottare per la dignità di tutti, di contrastare il caporalato, perché avvertiremo la richiesta del caporale pesare nelle nostre scelte di consumatori responsabili".









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