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  •  CULTURA
     19/09/2019
    ’La città ideale’: lo sguardo di Antonio Fortarezza sulle periferie urbane, sociali ed umane di Foggia
    Il documentario del filmaker sarà presentato venerdì 20 settembre all’Auditorium Santa Chiara
    ’La città ideale’: lo sguardo di Antonio Fortarezza sulle periferie urbane, sociali ed umane di Foggia

    di Emiliano Moccia


    Quello di Antonio Fortarezza è uno sguardo profondo e sensibile sulle periferie, sul loro senso di solitudine, di abbandono, di degrado. Si parte dalle periferie urbane, dalle zone più estreme della città, per poi finire drammaticamente sulle periferie dell'uomo. Sul suo senso di solitudine, di vuoto, di paura. Periferie che si intrecciano, che si incrociano, che creano un grande ed unico spazio. Uno spazio che però può far male, ferire e lasciare segni devastanti sulla città ed i suoi luoghi, e probabilmente sui suoi abitanti. Uomini, donne e bambini che vivono nella città. In quella 'Città ideale' a cui aspira il documentarista e filmaker Antonio Fortarezza che ci regala un nuovo lavoro, un nuovo documentario, un nuovo lucido sguardo su quella polvere che si infila tra gli ingranaggi che dovrebbero far funzionare la nostra società, rendendo le comunità spazi da condividere in cui abitare sicuri e tranquilli. Ma non è così. E ‘La città ideale (Le mani nella città)' ce lo racconta fin troppo bene, anche con toni amari, drammatici, cupi, complici sicuramente le immagini che proiettano una Foggia in cui si respira cemento, polvere, degrado. Ed è inutile girarci intorno o far finta di nulla, perché sono immagini reali a cui siamo talmente abituati che probabilmente non ci facciamo neanche più caso e non ci indignano più di tanto.

     

    La periferia, dicevamo. La periferia che parte da lontano per arrivare al centro portandosi dietro tutto il suo carico di umanità, di racconti, di storie. E che storie. Fortarezza le intreccia nel percorso narrativo e cinematografico che accompagna lo spettatore tra le pagine di una Foggia che sarebbe meglio non conoscere, evitare, dimenticare. Il documentario, infatti, è una panoramica che, partendo da due fra i più efferati attentati di mafia nei primi anni '90 a Foggia, i delitti di Giovanni Panunzio e Francesco Marcone, allarga poi lo sguardo sull'intera città e le sue ‘periferie'. E lascia un senso di impotenza e di incredulità la vicenda raccontata da Mario Nero, testimone di giustizia del processo Panunzio. E all'interno del percorso narrativo seguito dal regista c'è di tutto. Mafia, criminalità, ghetti, sfruttamento, povertà, usura, violenza, malavita, spazi storici abbandonati, sviluppi urbani senza criterio.

     

    Chi ha messo le mani nella città? Quando è iniziato tutto questo? Dove eravamo tutti mentre accadeva? Qual è il legame tra ciò che produce ricchezze e le mafie? tra le situazioni di marginalità e povertà ed il reclutamento tra le file della criminalità locale? Perché come ha spiegato Fortarezza al giornale Bonculture «mi interessava indagare nel disagio e nelle diseguaglianze, in quel brodo di coltura che produce il reclutamento illegale. Le mani nella città è una citazione aggiornata da Le mani sulle città. C'è una differenza tra l'affrontare chi sono i mandanti e qual è invece la cultura mafiosa che si vive in città. Ho voluto anche ascoltare i protagonisti della lotta alla mafia, chi da anni lavora a Foggia su questi temi. Penso di far dire loro cose che non direbbero in forma comiziale o giornalistica». L'obiettivo di Fortarezza, dunque, è quello di «rimettere al centro dell'attenzione le periferie. Periferie intese non solo come estremità urbane ma anche come marginalità sociali e dello spirito, lì dove si annida gran parte del disagio, delle diseguaglianze, della mancanza di lavoro, della scarsa attenzione all'applicazione dei diritti civili e umani».

     

    Un documentario che dovrebbero vedere tutti. Dai bambini – per imparare a non ripetere gli errori dei grandi – agli adulti, alla classe politica, agli imprenditori – per imparare due volte – e capire da dove ripartire. Perché anche se non lo dice apertamente, Antonio Fortarezza ci regala comunque un messaggio di speranza. Tutte le testimonianze raccolte, le loro storie, le loro voci, ci offrono sì una città oscura, malata, spietata, ma ci danno anche l'idea di una città che non si rassegna, che si ribella, che lotta per cambiare le cose. Magari trascinata dalle parole di speranza di don Luigi Ciotti, dalla testimonianza viva di Daniela Marcone, del mondo del volontariato, o dallo sguardo benevolo della Madonna dei Sette Veli. E' da tutto questo che bisogna ripartire per salvare la città. Per allontanare le mani chi vuole strozzarla, sfigurarla ed arrivare così alla agognata ‘Città ideale' in cui vivere e sognare.

     

    La proiezione del film è in programma venerdì 20 settembre 2019, alle ore 19,00 presso l'Auditorium Santa Chiara. La serata sarà introdotta da Giuliano Volpe (Presidente Fondazione Apulia Felix). Parteciperanno, con un loro contributo a fine proiezione, Ludovico Vaccaro (Procuratore Capo di Foggia); Pippo Cavaliere (Presidente Fondazione Buon Samaritano; Daniela Marcone (Vicepresidente di Libera - associazioni, numeri e nomi contro le mafie); Dimitri Cavallaro Lioi (Associazione Giovanni Panunzio - Legalità Uguaglianza Diritti). Modera l'incontro Geppe Inserra (Lettere Meridiane). 









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