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     22/10/2019
    ’La cattiva stagione’ dei braccianti tra sfruttamento e pessime condizioni abitative
    Il rapporto di Medici per i Diritti Umani sulle condizioni di vita e di lavoro dei migranti impegnati in agricoltura
    ’La cattiva stagione’ dei braccianti tra sfruttamento e pessime condizioni abitative

    “L'estate del 2019 è stata nella Capitanata un'ennesima cattiva stagione. Lo è stata di certo per i braccianti, ancora una volta impiegati in condizioni di grave sfruttamento e costretti a vivere in insediamenti pericolosi, isolati e insalubri. Pessima perché il caporalato continua a rappresentare – nonostante la nuova legge anti-caporalato del 2016 – la modalità diffusa e manifesta di organizzazione del lavoro, in assenza di sufficienti controlli e di meccanismi efficaci di incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro. Una stagione resa ancor più nefasta dagli effetti del Decreto Sicurezza sulla vita dei lavoratori stranieri, esposti non solo ad un crescente rischio di irregolarità e incertezza, ma anche a vere e proprie aggressioni xenofobe”. Medici per i Diritti Umani (MEDU) ha presentato ieri mattina a Foggia, presso l'Auditorium Santa Chiara, ‘La cattiva stagione. Rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti nella Capitanata'.

    Un rapporto che punta a fare luce sulle condizioni di vita, di lavoro ed alloggiative dei tanti migranti impegnati nei lavori nei campi. “Ogni anno, nella stagione estiva - con picchi tra luglio e settembre - sono presenti nella Capitanata circa 7.000 braccianti migranti, stanziali e stagionali, che offrono manodopera a basso costo in primis per la raccolta del pomodoro, la cui produzione in questi territori rappresenta oltre un terzo del totale nazionale”. Di conseguenza, nell'ambito del progetto ‘Terragiusta', la clinica mobile di Medu ha operato, da giugno a settembre 2019, negli insediamenti informali del territorio della Capitanata, in provincia di Foggia: il Gran Ghetto di Rignano Garganico, il ghetto Pista di Borgo Mezzanone, i casolari abbandonati nelle campagne di Poggio Imperiale, Palmori e San Marco in Lamis. Nei tre mesi di intervento in Puglia, il team di Medu, composto da medici, operatori socio-legali e mediatori culturali, ha prestato assistenza sanitaria e legale a 225 persone, realizzando 292 visite mediche e 153 colloqui di orientamento legale. Le attività si sono svolte in collaborazione con le associazioni Idorenin e A Buon Diritto e in rete con le diverse organizzazioni e servizi locali.

    Secondo il rapporto, le persone assistite erano perlopiù giovani uomini (93%), con un'età media di 31 anni, appartenenti a 24 diverse nazionalità principalmente dell'Africa Sub-Sahariana e del Nord Africa, dell'Europa dell'Est e del Centro e del Sud-est Asiatico di cui le principali sono Mali, Ghana, Gambia, Nigeria, Costa d'Avorio. Nonostante la regolarità del soggiorno della maggior parte dei braccianti, solo il 44% delle persone occupate ha dichiarato di essere in possesso di un contratto di lavoro e la maggior parte di esse o non riceveva la busta paga o si vedeva riconosciute meno di un terzo delle giornate di lavoro effettivamente svolte. La maggior parte dei lavoratori viene pagato 30-35 euro per una giornata lavorativa di 8-9 ore. Il 61% delle persone incontrate era regolarmente soggiornante; in particolare, il 34% era in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari o per casi speciali, il 20% era richiedente asilo e il 5% titolare di protezione internazionale.

     

    “Le problematiche di salute riscontrate nella popolazione degli insediamenti – principalmente malattie osteomuscolari e del tessuto connettivo, malattie dell'apparato digerente e malattie infettive – sono correlate nella quasi totalità dei casi alle pessime condizioni lavorative e igienico- sanitarie in cui i pazienti visitati si trovano a vivere – è scritto nel dossier - . Tra le persone in possesso di un regolare permesso di soggiorno, una su due non era iscritta al Sistema Sanitario Nazionale. Solo il 20% delle persone assistite aveva una buona conoscenza della lingua italiana, pur essendo i quattro quinti di esse presenti sul territorio italiano da un anno fino a oltre 10 anni. Questi dati evidenziano tra l'altro rilevanti criticità del sistema di accoglienza e integrazione dei richiedenti asilo e rifugiati nel nostro paese, caratterizzato da importanti carenze nell' inclusione sociale e nell'accesso ai diritti fondamentali”.

     

    Oltre ad analizzare nello specifico le condizioni abitative, lavorative, sanitarie e giuridiche della popolazione assistita dalla clinica mobile, questo rapporto avanza proposte concrete volte al superamento di un fenomeno devastante, quello  dei ghetti e dello sfruttamento nelle campagne, che segna la Capitanata come molti altri territori del Mezzogiorno d'Italia e non solo.

    Leggi qui il rapporto integrale.









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