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     27/11/2019
    ’Addetto alla ristorazione’, 11 detenuti del carcere di Foggia coinvolti nel corso di formazione
    L’iniziativa sperimentale di inlcusione sociale e lavorativa promossa da SMILE Puglia
    ’Addetto alla ristorazione’, 11 detenuti del carcere di Foggia coinvolti nel corso di formazione

    Sono stati 11 i detenuti coinvolti nel corso 'Addetto alla ristorazione' – attuato da Smile Puglia - nell’ambito dell’Avviso1/2017-Linea 1 Inclusione 'Iniziativa sperimentale di inclusione sociale per persone in esecuzione penale - finanziato dalla Regione Puglia - P.O.R. PUGLIA – FESR – F.S.E. 2014 – 2020'. Non hanno fatto mancare la loro presenza l’Assessore al lavoro e formazione Sebastiano Leo, le responsabili del settore formazione Anna Lobosco e Rosa Anna Squicciarini e lo staff dell’istituto penitenziario - la direttrice Giulia Magliulo, la responsabile dell’equipe trattamentale Giovanna Valentini, il comandante della polizia penitenziaria Luca di Mola. A conclusione del percorso l’Assessore ha sottolineato, al di là delle problematiche cogenti in cui vessano le realtà degli istituti penitenziari l’importanza e il rilievo delle progettualità in carcere offerte dai fondi strutturali, vere e proprie occasioni per i detenuti per mettere in discussione il proprio percorso di vita e rielaborare i propri bisogni ed esigenze in vista del re-ingresso nella società.

     

    Nella fattispecie le figure professionali formate nel settore cucina e ristorazione trovano facilmente occupazione – come ha sottolineato Anna Lobosco –evidenziando il legame che esiste fra formazione e lavoro, che va visto in una logica di rete. Una logica di rete che ha fattivamente caratterizzato l’intervento attuato da Smile come ha con forza affermato il presidente di Smile Antonio De Maso: "Abbiamo costruito una rete fra ente di formazione, agenzie per il lavoro, soggetti che da anni operano a favore delle fasce deboli per mettere in piedi non solo un buon corso di formazione, ma intersecandolo con altri servizi utili e necessari fra le mura carcerarie: come lo sportello di mediazione interculturale e l’attività di teatro".

     

    Anche Rosa Anna Squicciarini ha messo in risalto la necessità di replicare esperienze di formazione in carcere, avvisi mirati in cui offrire nuove opportunità di vita e di lavoro alla popolazione carceraria - operando in squadra; istituzioni, istituti di pena, enti di formazione, terzo settore, agenzie per il lavoro.  La Direttrice del penitenziario insieme all’equipe trattamentale e di polizia ha espresso viva soddisfazione per l’intervento formativo svolto, valorizzando l’impegno e la motivazione dei detenuti partecipanti.  L’esperienza formativa ha mostrato la validità dello scambio mirato all’apprendimento e alla costruzione di nuovi stili di vita sani e positivi. Se l’obiettivo principale di questi percorsi punta a promuovere un cambiamento di vita, fondamentale per un percorso di integrazione socio-lavorativa, è evidente che gli esiti non sono facili da raccogliere se non in tempi medio-lunghi. I progetti dimostrano però che tali percorsi riescono a smuovere e ad attivare una carica motivazionale ed emotiva, un desiderio di cambiamento. Il resto è tutto affidato da una parte agli stessi destinatari chiamati a interrompere il circuito vizioso dell’assistenza, dall’altra agli stessi interlocutori, istituzionali e non, che hanno messo in moto il processò dell’autovalorizzàzione.

     

    Nel complesso il grado di soddisfazione dei corsisti è stato alto: hanno gradito l’approccio altamente operativo delle modalità didattiche, il supporto e il sostegno dell’ente attuatore, la capacità di trasferire le conoscenze e le abilità culinarie degli chef coinvolti.  Occorre comunque coniugare i percorsi di reinserimento in società con l’ancora, purtroppo, lontana attenzione del mondo produttivo alle problematiche sociali di reinserimento di persone sfavorite. Le quali sono sempre portatrici di un valore aggiunto sia in termini di produttività che di relazioni umane.









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